14.09.2014

Oltre quattrocento volontari del Fondo Famiglia Lavoro hanno gremito il Centro Congressi Cariplo in occasione del convegno organizzato dalla Diocesi «Investire su cui ha perso l’occupazione». Hanno ascoltato le parole del cardinale Angelo Scola, gli scenari futuri disegnati dall’amministratore delegato di Google Italia Fabio Vaccarono e dal demografo dell’Università Cattolica Alessandro Rosina, le iniziative promosse dal ministro dell’Agricoltura Maurizio Martina, e le relazioni sull’attività del Fondo del segretario generale Luciano Gualzetti e del presidente monsignor Luca Bressan. Loro, che tutti i giorni toccano con mano le difficoltà di chi perde il lavoro, non avevano certo bisogno di essere convinti di quanto grave continui ad essere la situazione.

Tuttavia, vedere la realtà che conoscono tradotta in numeri ha fatto impressione: ha mostrato la molta strada che magari senza accorgersene hanno già fatto insieme, dandosi da fare ognuno nella propria parrocchia, e quanta ne resta ancora da fare. In cinque anni 20 milioni di euro raccolti e 11 mila famiglie aiutate. Mentre la crisi continua a mordere. Soprattutto i più giovani. In Lombardia, secondo il Rapporto Giovani dell’Istituto Toniolo presentato da Rosina, le persone tra i 18 e i 29 anni che non studiano e non lavorano sono il 16.2%, un dato migliore rispetto al resto del Paese, ma cresciuto della metà proprio negli ultimi cinque anni.

«Mi sono sentito molto rincuorato dalle parole del Cardinale, quando ha detto che siamo sulla strada giusta, nonostante la realtà resti pesante, come le analisi sui trend economici hanno confermato - osserva Giuseppe Sala, volontario del Decanato di Vimercate e consulente della Fondazione San Carlo per la formazione professionale -. Drammatica è soprattutto la situazione dei giovani, come è emerso anche dalla ricerca dell’Istituto Toniolo. Ma accanto ai ragazzi che non trovano il lavoro, ci sono i 50enni che lo perdono. Due problemi difficilmente risolvibili insieme. La coperta è troppo corta e da qualunque parte la tiri rischi di scoprire qualcuno: se allunghi l’età pensionabile, lasci fuori dal mercato le nuove generazioni, se l’accorci non hai le risorse per sostenere o ricollocare chi finisce fuori dal ciclo produttivo. Siamo in mezzo a questo dilemma. Prima o poi bisognerà trovare una soluzione».

Nel frattempo gli operatori del Fondo non stanno a guardare. «Mi è piaciuto molto l’invito del Cardinale a rimboccarsi le maniche. Lo ha detto ai giovani, in particolare, ma penso che quell’esortazione valga per tutti noi, anche a quelli che come me hanno i capelli bianchi e stanno vicini ai ragazzi - sottolinea Anna Campeggi, volontaria del Decanato Città Studi di Milano -. Alla fine penso che sia emerso un messaggio di speranza: l’Italia ce l’ha già fatta una volta a rimettersi in piedi, quando si è risollevata dalla macerie del dopoguerra. Ce la farà anche questa volta».

«Dobbiamo tornare a lavorare insieme - le fa eco Anna Sandrin, anche lei milanese, del Decanato di Baggio -. Il Cardinale ha parlato delle necessità di un nuovo umanesimo. Io l’ho inteso così: che dobbiamo tutti darci una mano. Mi auguro che lo abbiano interpretato allo stesso modo anche i rappresentati delle istituzioni che erano presenti al convegno. Viviamo in un grande Paese pieno di eccellenze nell’agricoltura, nella manifattura. Ma abbiamo bisogno di qualche cosa di concreto per ritornare a sperare. Ognuno faccia la sua parte per quello che può. Insomma restiamo umani, per favore».