20.03.2016

Questo libro mette alla prova il lettore. Ciò che rende difficile la sua lettura non è lo stile letterario o l’utilizzo di termini incomprensibili, poiché è vero il contrario. È il contenuto e l’intensità della descrizione dell’accaduto che pone la sfida maggiore: chi potrebbe mai credere che succedano queste cose? Chi vorrebbe confrontarsi con il fatto che un ministro di sacramenti, un pastore delle anime, un proclamatore della Buona Novella, possa abusare, con tanta insidia e perfezione maligna, di una giovane per tanti anni? Ogni tanto viene l’impulso di interrompere la lettura; per continuare ci vogliono molta perseveranza e molta capacità di gestire i sentimenti di ripudio. Potremmo dire che ci vuole coraggio per rimanere in contatto con la realtà che viene presentata, e possiamo immaginare quanta più audacia, resilienza e forza interiore siano state necessarie alla donna, che ha vissuto un abuso così grave sulla propria pelle, per raccontare all’autrice del libro la propria testimonianza, elaborata nell’accompagnamento.

Arrivare all’ultima pagina è un esercizio quasi fisicamente doloroso, e certamente una sfida psicologica e spirituale enorme. È però necessario - e infine anche salutare - affrontare questa difficile prova: necessario, perché siamo chiamati ad assumerci la nostra responsabilità, a fare giustizia per coloro che hanno sofferto tanta ingiustizia e che sono stati feriti terribilmente; salutare, perché guardare in faccia i nostri peccati e le nostre mancanze - nel commettere abusi e nel non fare tutto il possibile per evitarli - è doloroso, ma ci apre anche gli occhi sulla nostra vera condizione umana e spirituale e, paradossalmente, ci prepara a ricevere l’effetto della redenzione gratuita che il Signore offre a coloro che si riconoscono peccatori e chiedono sinceramente il perdono.

Questo cammino, veramente cristiano, ci è stato esposto con autorevolezza unica dai Papi. Benedetto XVI ha incontrato vittime di abusi in molti suoi viaggi e ha enunciato la linea guida victims first: le vittime devono essere ascoltate, credute, protette, aiutate. [...]

Papa Francesco approfondisce e amplia il processo di cambiamento che il suo predecessore aveva avviato. Lo ha fatto con un gesto forte e profetico quando ha invitato alcune vittime di violenza sessuale da parte di chierici; li ha invitati a Casa Santa Marta, dove egli vive, a pochi metri dalla Basilica di San Pietro, dentro il Vaticano, cioè nel cuore della Chiesa cattolica. Il Papa, che ha dedicato tutta una mattinata ad ascoltare le vittime, rappresenta così un modello per tutti i vescovi e i responsabili nella Chiesa che incontrino una persona che abbia subito una ferita profonda da parte di un chierico. Il Papa si è voluto confrontare con la rabbia, la delusione, la solitudine, il buio, le ferite di cui le vittime gli hanno raccontato. Egli ha ascoltato queste persone molto più a lungo di quanto fosse previsto e i loro racconti lo hanno molto impressionato. [...]

Nell’incontro con il Santo Padre, per le vittime è cambiato qualcosa di fondamentale: secondo la loro testimonianza, si è aperta una porta che per lungo tempo era rimasta chiusa. [...]

Mi auguro che il racconto di questa storia, tanto triste e tanto confortante, ci incoraggi nell’intraprendere questo cammino, nell’accettare la nostra responsabilità e nel dare ascolto alle vittime di abuso.