5.03.2013

Una boccata di ossigeno per risollevare la testa, guardarsi intorno e capire come ricominciare. Anche provando a percorre strade nuove, sulla quali magari non si era mai pensato di incamminarsi. Il Fondo Famiglia Lavoro, rilanciato il 29 novembre 2012 dall’Arcivescovo di Milano, il cardinale Angelo Scola, ha cominciato a erogare i primi aiuti. Il Consiglio ha autorizzato l’erogazione di 82.202 euro a favore di 51 famiglie colpite dalla crisi.

Le risorse serviranno ai beneficiari per pagare le rate del mutuo, le bollette arretrate, in alcuni casi evitare lo sfratto. L’intervento economico immediato si è reso necessario per abbattere il carico di debiti che si è accumulato anche in un periodo di tempo breve, di soli pochi mesi, dalla perdita del lavoro, a causa in genere di redditi bassi che non permettevano di accumulare risparmi.

Con l’aiuto in denaro ricevuto dal Fondo, le persone potranno affrontare le necessità quotidiane e intraprendere percorsi di formazione professionale. In particolare per cinque di costoro è già stato messo a punto un progetto: da subito inizieranno un corso di formazione professionale che si concluderà con un tirocinio in azienda nell’ambito alberghiero e della ristorazione. I corsi dureranno dai 3 ai 6 mesi e saranno realizzati dalla Fondazione San Carlo, l’ente legato a Caritas Ambrosiana, con 10 anni di esperienza nel settore.

Le 51 domande accolte fanno parte delle 299 richieste di aiuto che la Segretaria del Fondo deve ancora esaminare. Le richieste sono state presentate soprattutto da stranieri (70%), uomini in larga maggioranza, quasi tutti operai, non solo generici: la metà possiede una specializzazione tecnica. I principali settori produttivi di provenienza sono: l’edilizia, il metalmeccanico, la logistica.

Al momento il Fondo Famiglia Lavoro dispone di un patrimonio di 2.401.043,66 euro al quale bisogna aggiungere un milione di euro donato dalla Fondazione Cariplo, che aveva già contribuito nella prima fase. Intanto continua la campagna di raccolta fondi “Ripartire si può”.