A Milano e in alcuni Comuni dell’hinterland compariranno 45 manifesti, di cui 13 di grande (6x3) e maxi formato (6x6 e 8x4 metri) con l’invito a contribuire alla nuova fase del Fondo. Costituiti i distretti sul territorio


Inizierà nei prossimi giorni la prima campagna di affissioni per il Fondo Diamo Lavoro. Per le strade di Milano e in alcuni Comuni dell’hinterland compariranno 45 manifesti, di cui 13 di grande (6×3) e maxi formato (6×6 e 8×4 metri) con l’invito a contribuire. Dopo i “Regali del Cardinale” a Natale, è la seconda iniziativa di fundraising promossa per consentire al Fondo di operare.

Nel frattempo sul territorio si sono costituiti i distretti per la raccolta delle domande e sono stati avviati i corsi per i volontari che dovranno entrare in relazione con il mondo delle imprese.

Nato a conclusione dell’Anno Santo della Misericordia, il Fondo Famiglia Lavoro si è rinnovato profondamente. Due le novità principali introdotte dal nuovo statuto.

Primo. Rispetto al passato, il Fondo concentra tutte le risorse e gli sforzi per favorire la ricollocazione nel mercato del lavoro attraverso lo strumento del tirocinio. Se infatti già nella seconda fase l’erogazione diretta di sussidi era stata superata a favore di una pluralità di interventi, ora la riqualificazione professionale diventa la preoccupazione esclusiva. Ciò significa che tutte le donazioni raccolte vengono impiegate per finanziare questa misura.

Secondo. Per favorire i reinserimenti lavorativi dei propri beneficiari, il Fondo stringe un patto con le imprese. Alle associazioni imprenditoriali viene proposta una lettera d’intenti per l’adesione al progetto con la quale si impegnano a promuovere presso i propri associati l’avvio dei tirocini. Non solo. Con la firma dell’intesa, le associazioni imprenditoriali indicano all’Arcivescovo il proprio rappresentante per il neo costituito Comitato dei Sostenitori, entrando così negli organi statutari del Fondo Famiglia e Lavoro 3.0 e diventando corresponsabili dei progetti.

Destinatarie del Fondo sono persone residenti sul territorio della Diocesi ambrosiana, con almeno un figlio a carico e disoccupate da non prima del mese di luglio 2015, oppure che, alla stessa data, abbiano cessato di beneficiare delle provvidenze pubbliche previste a favore di chi ha perso il lavoro.

Per queste persone il Fondo, attraverso la rete delle associazioni aderenti, predispone percorsi di reinserimento nelle imprese che hanno espresso la loro disponibilità, attraverso l’istituto del tirocinio di reinserimento lavorativo. Per tutta la durata del progetto, da tre a sei mesi, ogni tirocinante riceve una borsa lavoro non inferiore a 400 euro mensili, come indennità, finanziata dal Fondo.

Per accedere agli aiuti, le persone che hanno perso il lavoro devono rivolgersi agli oltre 70 distretti del Fondo Famiglia Lavoro operativi nei Decanati della Diocesi di Milano già nelle precedenti fasi.

“Esperti del lavoro” – volontari scelti tra chi ha maturato esperienze nell’ambito della selezione e ricerca professionale – valutano i profili e individuano i percorsi formativi insieme ai rappresentanti territoriali indicati dalle associazioni imprenditoriali, in base anche alle opportunità del mercato del lavoro locale.

I tirocini così individuati, una volta approvati dal Consiglio di gestione del Fondo, sono erogati dalla Fondazione San Carlo, che coordina le attività avvalendosi anche dell’apporto degli altri enti presenti in diocesi accreditati dalla Regione Lombardia per la formazione professionale.

La fase tre del Fondo è partita con una dotazione iniziale di 500 mila euro: 200 mila provenienti dall’8 per mille alla Chiesa cattolica che la Diocesi ha deciso di destinare a questa iniziativa; 300 mila provenienti dalle offerte singole di molti cittadini che in questi anni hanno permesso di raccogliere e distribuire decine di milioni di euro a chi ha perso il lavoro. A questa dotazione si è aggiunto il contributo di un milione di euro offerto dalla Fondazione Cariplo.

Dunque nelle casse del Fondo ci sono ora già un milione e mezzo di euro, ma c’è bisogno del contributo di tutti.

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