16.04.2017

«Ci è stato fatto un dono immenso: Papa Francesco, ti promettiamo che non andrà sciupato e che continueremo a volerti bene e a pregare per te». Con queste parole intense il nostro Arcivescovo conclude la lettera inviata alla Diocesi dopo il gioioso incontro del 25 marzo. L’intenzione di non sciupare un dono così grande è in tutti e si concretizza già nella ricerca di un passo da compiere per non disperdere questa ricchezza. Proprio a questo sono dedicate le prossime sessioni del Consiglio pastorale e del Consiglio presbiterale diocesani.

Riguardo alla sessione VI del Consiglio pastorale (22-23 aprile, Villa Sacro Cuore di Triuggio), dalla traccia emerge l’invito ad assumere in profondità l’evento vissuto da tutti, in modo diretto o indiretto, della visita del 25 marzo. Esso risulta essere un insieme indisgiungibile fatto dai discorsi di papa Francesco e dalla sua omelia e dalla sua persona, cioè dal suo stile. Questo aspetto era già stato evidenziato subito, nei ringraziamenti del nostro Arcivescovo al Papa al termine della celebrazione di Monza: «I suoi gesti, i suoi esempi, la sua cultura di popolo, i suoi insegnamenti che costituiscono un tutt’uno nel suo magistero, ci indicano la strada perché Gesù Cristo nostra pace, Gesù che è la bellezza, la verità, la bontà, la giustizia, Gesù di cui tutte le donne e tutti gli uomini delle nostre terre hanno bisogno, raggiunga tutti coloro che le abitano e tocchi il loro cuore».

Se il Papa ci ha indicato una strada, quale passo compiere? Rispondere a questa domanda non è facile. Chiede disponibilità a lasciarsi provocare, a convertirsi personalmente per operare una credibile conversione pastorale. Le tante e importanti sollecitazioni di papa Francesco potranno aiutare a evidenziare linee di azioni entro cui contestualizzare e grazie alle quali illuminare i passi che ogni comunità sta individuando al termine della visita pastorale dell’Arcivescovo.

Come esercitare questo discernimento? Esso non può non tener conto di alcune parole forti emerse dal suo dialogo con noi ambrosiani. Parole importanti per innescare un confronto fecondo, quali, per esempio:
- la testimonianza credente che afferma che «Dio vive e opera già nella città»;
- l’indicazione che i poveri, i piccoli sono i più capaci di rivelare questa presenza di Dio e ,contro la logica mondana, sono coloro da privilegiare, da porre al centro;
- l’affermazione che la presenza di Gesù Cristo in mezzo a noi è la ragione della gioia dell’evangelizzatore;
- l’annuncio che questa gioia è per tutti, chiamati insieme per diventare sempre più un popolo aperto a tutti, inclusivo, multiforme... milanese e ambrosiano, ma soprattutto cattolico – universale;
- la consapevolezza che sa tener conto contemporaneamente dell’urgenza della trasmissione della fede e della fiducia che Dio non viene meno.

I consiglieri hanno davanti un compito importante e insieme affascinante, cioè offrire una riflessione che conduca a plasmare sempre più il nostro stile pastorale al modo di Evangelii Gaudium.