«Un cammino di crescita, un’esperienza con una grandissima potenzialità educativa», la definisce il responsabile diocesano Pier Paolo Zannini. Dal 18 giugno al 4 luglio la “Tre giorni” a Pian dei Resinelli

di Ylenia SPINELLI

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Tra le proposte estive della Diocesi, una delle più collaudate è la “Tre giorni chierichetti”, pensata dal Seminario di Milano per creare fraternità fra i numerosi gruppi di ministranti ambrosiani. Anche quest’anno, appena terminata la scuola, ad accogliere i ragazzi presso la casa “La Montanina” a Pian dei Resinelli (Lc), proprio ai piedi della Grignetta, ci sarà don Pier Paolo Zannini, vicerettore del Biennio teologico e responsabile del Mo.Chi, il Movimento Chierichetti.

Chi sono i chierichetti di oggi?
Sono ragazzi e ragazze delle nostre parrocchie che scelgono di mettersi al servizio durante le diverse Messe della comunità e che fanno un cammino particolare per capire sempre più come Dio faccia parte della loro vita. Non sono affatto fuori dal tempo, vogliono stare nel tempo e si fidano dei loro preti: spesso sono i ragazzi più impegnati della comunità e dell’oratorio, che non si limitano al solo servizio liturgico, ma cercano di farlo diventare stile di vita nell’attenzione ai più piccoli e ai bisogni dell’intera comunità.

Il Mo. Chi è un movimento ancora vivo e in crescita?
Sicuramente è un movimento vivo, forse un po’ spesso dimenticato, perché si rischia di relegarlo solo tra gli “affari della sagrestia”, eppure tanti sono i preti e i responsabili appassionati nel far fare ai ragazzi e alle ragazze un vero e proprio cammino di crescita sotto tutti i punti di vista. Molti poi sono i Decanati che organizzano i “meeting decanali”, coinvolgendo non solo i chierichetti e le chierichette, ma le loro famiglie e l’intera comunità. Sicuramente è un’esperienza con una grandissima potenzialità educativa.

Quanti sono i chierichetti della Diocesi?
Non siamo a conoscenza di numeri precisi. Posso solo dire che in ogni parrocchia della nostra Diocesi esiste un gruppo chierichetti. Quindi siamo veramente in tanti. L’attenzione è alta, basti pensare a come è ancora seguitissimo il corso cerimonieri invernale e a come negli ultimi meeting i chierichetti abbiano riempito il Duomo. Ora li aspettiamo tutti alla “Tre giorni” alla Montanina.

Come sarà organizzata quest’anno?
L’iniziativa è ormai storica nella nostra Diocesi, purtroppo sempre meno considerata. Le iscrizioni di anno in anno continuano a calare, ma certamente non manca la passione nel rendere questa esperienza significativa: la collaborazione con il Seminario e le Ausiliarie diocesane permette un’elaborazione fruttuosa della proposta e la possibilità di incontrare persone appassionate di Gesù che continuamente testimoniano la bellezza di spendere la propria vita per Lui.

Come si inserisce nel cammino oratoriano?
È un affondo rispetto a quello che giornalmente i ragazzi vivono durante l’oratorio estivo. Certamente in chiave liturgica e vocazionale: la liturgia curata bene offre spazio di preghiera e silenzio, la bellezza del posto ci aiuta a comprendere come l’opera di Dio ci richiami a qualcosa di grande e soprattutto a scoprire che in tutto Lui opera. L’incontro con alcuni testimoni, poi, ci permetterà di sottolineare come l’opera di Dio non si è conclusa, ma continua negli uomini e nelle donne di buona volontà del nostro tempo.

Cosa si può trasmettere in soli tre giorni ai ragazzi?
Innanzitutto che la vita è vocazione. Ho la fortuna di insegnare in un liceo e questo mi mette in contatto con diversi giovani. Rimangono sempre affascinati dalla vita, ma è come se non riuscissero a esprimere liberamente la bellezza e il fascino del vivere: schiacciati tra giudizi, impauriti nel prendere decisioni coraggiose, rimangono sulle difensive, facendo diventare tutto molto pesante da sostenere. Invece indicare ai ragazzi come la vita può essere bella e come tutto ci chiami a viverla pienamente è la sfida più grande: possiamo farlo solo se riconosciamo che non siamo soli perché Gesù ha promesso di essere la via se ci aiutiamo a seguirlo e a riconoscerlo.

In pieno Sinodo minore sarebbe bello invitare anche i chierichetti delle comunità di migranti…
Fiaccolina, la rivista dei chierichetti, in occasione del cammino diocesano del Sinodo, ha inventato una vera e propria rubrica. Siamo andati a conoscere i gruppi chierichetti delle diverse cappellanie presenti a Milano. È stata sicuramente una bella scoperta: ecco perché sono i benvenuti, senza un particolare invito, perché già fanno parte, come tutti, della nostra grande Chiesa.

 

 

 

 

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