9.04.2017

Quando si torna alla normalità, dell’euforia, delle emozioni di un incontro speciale bisogna sempre distillare una parola, un messaggio, qualcosa che sia stato colto da tutti, da conservare e da cui poter ripartire. Il senso profondo della visita di papa Francesco in via Salomone lo riporta suor Giuliana, una delle Piccole sorelle di Charles de Foucauld che vivono in un appartamento delle Case Bianche e che ogni giorno ne incontrano le famiglie: «Il Santo Padre ha risvegliato in tutti il senso della preziosità di ogni persona. Del Pontefice la gente ha colto la semplicità; una semplicità che rincuora, che incoraggia, che rinforza».

È così anche per don Augusto Bonora, il parroco di San Galdino: «Personalmente mi ha molto colpito il suo stile di vicinanza, di efficacia, la capacità che il Papa ha di suscitare il meglio nelle persone. Uno stile che sarebbe importante riuscire a vivere anche nelle nostre comunità». «Se è venuto proprio qui, da noi, allora anche noi siamo importanti», è il pensiero della gente, sintetizzato ancora da suor Giuliana.

Parole di fiducia arrivate anche ai tanti non credenti che hanno voluto partecipare alla visita di papa Francesco, e che le parrocchie del Decanato rilanciano nella Domenica delle Palme, con un messaggio di augurio e di ringraziamento distribuito in chiesa e nelle case (in allegato il testo integrale): «Nell’incontro abbiamo colto un legame profondo tra l’annuncio cristiano e l’esigenza di un forte impegno sociale a favore del nostro territorio, e in particolare delle sue fasce più deboli», si legge nel testo.

In parrocchia rimane la gioia della visita. Verrà pubblicato un giornalino speciale e sempre questa domenica apre il piccolo negozio della cooperativa di sartoria che ha realizzato la stola donata a papa Francesco. «C’è anche un maggiore fervore nelle confessioni», nota don Augusto, dopo l’invito a «una bella confessione, che farà bene a tutti» lanciato proprio dal Pontefice. Del resto, nota don Augusto, «il Papa l’ha detto con chiarezza: è venuto da sacerdote, anche se si è rivolto a tutti, credenti e non credenti; ha parlato di una Chiesa che ha sempre bisogno di essere restaurata», ma anche - come si sottolinea nel messaggio distribuito nella comunità - «una Chiesa che ha la premura dell’incontro». «È richiamo importante - chiosa il parroco di San Galdino -: non dobbiamo ridurre la nostra identità, questa rimane viva; ma è un’identità molto aperta al confronto, al dialogo, all’accoglienza».

Proprio la grande attenzione all’incontro con l’altro è stata la più apprezzata dalla famiglia musulmana che ha ricevuto nella propria casa il Papa: una notizia rimbalzata anche a parenti e amici in Marocco, loro Paese natale. «Si sono sentiti onorati, la visita a una famiglia musulmana è come una visita a tutte le famiglie musulmane», riporta suor Giuliana.

Il messaggio distribuito questa domenica si chiude con l’augurio che «dell’evento vissuto con papa Francesco non restino solo foto o articoli di giornale, ma che sia l’inizio della rinascita anche delle parti più deboli del quartiere, e di un impegno rinnovato da parte di tutti, a favore del bene comune». Anche queste parole interpretano sicuramente il sentimento comune: «È stato dato un messaggio di speranza, ora la gente si aspetta risposte da chi deve darle», riassume il responsabile della Caritas locale Giorgio Sarto, a proposito del necessario contributo delle istituzioni.

Lo ricordava suor Giuliana: la visita del Papa ha dato alle persone il senso della loro importanza, sia negli aspetti spirituali, sia in quelli più concreti della vita.