17.02.2017

In occasione del 90° anniversario della nascita dell’Arcivescovo di Milano, promossa dalla Fondazione Carlo Maria Martini, con la Fondazione Culturale San Fedele di Milano e con il Consiglio delle Chiese Cristiane, si apre alla Galleria San Fedele una mostra ecumenica sui temi della luce, dell’energia e della relazione, attraverso una serie d’installazioni site specific. Dimensione artistica e dimensione religiosa s’incontrano qui nella profondità di una ricerca di senso, per aprirsi a una prospettiva di fede, al di là del visibile e di una specifica appartenenza confessionale.

Per l’esposizione milanese è stato invitato un artista israeliano, Shay Frisch, il cui lavoro si fonda sulla trasmissione dell’energia che genera la luce. Grazie a essa, migliaia di elementi modulari conduttori d’elettricità -  37.586 moduli -, come quadrati, rettangoli, linee, croci, cerchi, danno forma a simboli ancestrali dalle forme primarie o a spazi avvolgenti, creando un reale magnetismo e un’intensa attrazione.

Shay Frisch delinea un percorso fatto di campi elettromagnetici, di flussi energetici. La luce si rivela grazie alle spie luminose delle prese multiple che ne denunciano il flusso costante, inafferrabile, indefinibile. L’invisibile si fa luce.

Parlare di trasmissione di energia significa fare emergere come il concetto di relazione sia al centro della poetica dell’autore. L’energia passa veloce lungo un filo invisibile, disegna lo spazio, lo articola. L’installazione si trasforma in rete, in griglia luminosa. Tutto si fonda sul passaggio di un’energia che scorre lungo i singoli moduli, collegandoli tra loro, rendendoli necessari l’uno all’altro. Perché la luce si manifesti, occorre infatti che ogni elemento sia connesso con gli altri, diventando trasmettitore di energia. La relazione genera luce. L’energia, attraverso la luce, si fa forma.

È questo l’elogio della «relazione». Ogni componente si inserisce nell’insieme e prende l’energia dagli altri. E l’insieme può ricevere moduli all’infinito, trasmettendogli l’energia. L’installazione diventa in questo modo un organismo che vive di un flusso invisibile che si trasmette dagli uni agli altri, diventando luce. E l’energia fluisce, anche quando non la vediamo.

Nelle sue opere, il flusso scorre rapido, come a indicare che anche nell’oscurità una forza esiste, si fa presente, si rivela. Negli spazi della Galleria San Fedele, in un passaggio che si articola dalle tenebre alla luce, dalla morte alla vita, è come se ogni uomo fosse chiamato a riconoscere quella forza che scorre in lui. Come se ogni uomo fosse chiamato a condividere quell’energia che vive in lui, perché si trasformi in luce. È forse questa la forza dello Spirito?