Uno straordinario evento culturale, con l'esposizione della "Via al Calvario" donata al museo intitolato al cardinal Martini e la versione proveniente da Tortona, insieme alla Via Crucis del maestro del divisionismo. Iniziative appositamente ideate per scuole, oratori, parrocchie.

di Luca FRIGERIO

Salgono le donne sul Golgota, piegate dalla sofferenza, schiacciate dalla tristezza. Aggrappate le une alle altre come naufraghi in un fiume di dolore, dove scorrono stille di pianto, lacrime di sangue: il sangue versato dall’agnello condotto al macello, le lacrime sparse per l’innocente straziato. Cerca il Nazareno, il nostro sguardo, ma non lo trova. Cerca il legno della croce, ma non lo vede. Incontra invece lei, Maria, la Madre avvolta dalle doglie dell’angoscia più grande, per quel Figlio che le stanno uccidendo. E il cielo tra gli alberi scheletrici già si tinge di porpora, mentre le case di Gerusalemme, là sotto, si confondono tra le ombre…

La Via al Calvario di Gaetano Previati è l’ultima opera entrata a far parte delle collezioni del Museo Diocesano Carlo Maria Martini, per munifica donazione. Un capolavoro di straordinaria intensità, di vibrante emozione, dipinto agli inizi del secolo scorso da uno dei maestri della pittura italiana fra Otto e Novecento, e che oggi viene presentato al pubblico nel contesto di una nuova, importante mostra nel complesso museale di Chiostri di Sant’Eustorgio a Milano.

Previati, del resto, è un gradito e atteso ritorno. Dalla sua inaugurazione al 2010, infatti, il Museo Diocesano ha ospitato la toccante Via Crucis del cimitero di Castano Primo. Proprio questo ciclo di affreschi – realizzati nel 1888, trasportati su tela una cinquantina d’anni fa e ora riconsegnati alla comunità d’origine – può essere considerato all’origine dell’interesse di Gaetano Previati per l’arte a tema religioso, e in particolare per la Passione di Gesù e per la figura materna di Maria.

Nato a Ferrara nel 1852, Previati si era trasferito a Milano poco più che ventenne, dimostrando ben presto una certa insofferenza verso gli ambienti accademici e vivendo con passione il clima scapigliato di quegli anni, dominato dal fascino di maestri come Tranquillo Cremona, tra iniziali delusioni, difficoltà economiche e problemi di salute. La sua pittura, lontana dal realismo allora imperante, andava via via aprendosi agli orizzonti del simbolismo europeo, fino ad approdare al divisionismo, movimento di cui diventa uno dei principali teorizzatori.

La grande tela con la Via al Calvario, giunta al Museo Diocesano per lascito testamentario di Nella Bolchini Bompiani, viene eseguita tra il 1901 e il 1904, seconda versione di un modello oggi in collezione privata. Alcuni anni più tardi, attorno al 1912, Previati dipinge una terza opera con il medesimo soggetto e la stessa impostazione, attualmente di proprietà della Fondazione Cassa di risparmio di Tortona.

E la rassegna milanese permette oggi un confronto diretto e inedito fra questi due lavori, che si differenziano soltanto per la resa della luminosità della scena: toni terrosi impastati di una luce calda nel dipinto del Diocesano, tavolozza più squillante e profili più nitidi in quello di Tortona. Ma il fulcro è sempre nella figura di Maria, madre affranta dal dolore, sorretta dalle donne che l’accompagnano in un corteo che già sembra incarnare il compianto corale e universale non soltanto per il Cristo morto in croce, ma anche per l’umanità dilaniata da guerre e conflitti: il pianto delle madri, delle sorelle, delle spose, delle figlie di uomini ridotti a carne da cannone.

Sempre nei primissimi anni del Ventesimo secolo Previati mette mano a una nuova e monumentale Via Crucis, mosso come da un’urgenza interiore, da un intimo desiderio di esprimere la sua ricerca spirituale. Per questo suo ultimo ciclo, infatti, non lavora su commissione, né avendo individuato uno specifico contesto liturgico: una condizione che gli permette di dipingere in piena libertà, con soluzioni compositive di grande impatto, fra scorci audaci, forti contrasti cromatici e una deformazione del disegno che sembra preludere a una visione di tipo espressionistico.

Esposta in mostre e rassegne in Italia e all’estero, più volte sul punto di essere inserita in basiliche e cattedrali, la Via Crucis di Previati viene infine donata a Paolo VI, il Papa del rinnovato dialogo con gli artisti, e da allora essa fa parte della Collezione di arte religiosa moderna del Vaticana, seppur collocata per lungo tempo nella sala del “Concistoro segreto”, e quindi non visibile al pubblico. Così che la sua presentazione oggi, al Museo Diocesano di Milano, anche accanto alle rare fotografie che la riproducono (quelle conservate nella parrocchiale di Dogliani, nel cuneese), assume il valore di un eccezionale evento culturale.

Gaetano Previati (1852-1920).
La Passione. Milano, Museo Diocesano “Carlo Maria Martini”
(ingresso da piazza Sant’Eustorgio, 3)
Fino al 20 maggio 2018.
Orari: da martedì a domenica, dalle 10 alle 18.

In occasione della mostra, il Museo Diocesano di Milano, in collaborazione con Ambarabart, propone una riflessione sul tema della via Crucis, soffermandosi in particolare sugli incontri che caratterizzano questo cammino: il Cireneo, la Veronica, le donne, Maria… Con proposte che possono completare la visita guidata alla mostra, specificatamente dedicate alle diverse fasce di età: bambini (6-11 anni), ragazzi (11-14 anni), adulti. Per prenotazioni per gruppi e visite guidate e informazioni sui servizi educativi: tel. 02 89420019, visiteguidate@museodiocesano.it . Si segnala inoltre che per oratori e gruppi parrocchiali è previsto un biglietto ridotto per la visita alla mostra: 4 euro bambini e ragazzi, 6 euro adulti.

Per informazioni: tel. 02.89420019, www.chiostrisanteustorgio.it

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