Nuova edizione del corso organizzato e curato dall’Ufficio dei Beni Culturali e dall’Istituto Superiore di Scienze Religiose. Iscrizioni già attive

di monsignor Domenico SGUAITAMATTI

“Disputa dell’Eucaristia”, affresco di Raffaello Sanzio, 1509, Stanza della Segnatura, Musei Vaticani.

Si avvicina l’appuntamento con una nuova e rinnovata edizione del corso “Arte Fede e Cultura”, che ha per titolo «L’arte del Rinascimento tra tradizione e genialità» e che prenderà il via il 24 febbraio 2018 (le iscrizioni sono in corso).

A pieno titolo, questa iniziativa – organizzata e curata dall’Ufficio dei Beni Culturali e dall’Istituto Superiore di Scienze Religiose – è tra quelle che si possono definire “tradizionali” e dunque attese nella nostra Diocesi. Fedele alla sua ispirazione iniziale, ormai più che decennale, da sempre fa del “linguaggio del bello”, l’approccio metodologico e la ragione di senso delle varie tematiche proposte.

Lungi dall’essere un semplice percorso storico e artistico o un itinerario puramente estetico, la proposta, pur dentro questi parametri necessari, va oltre per sondare le ragioni teologiche e antropologiche che sono alla radici dell’espressione artistica propria di ogni periodo e stile. L’interesse spazia oltre l’arte figurativa in senso lato o l’architettura, per coinvolgere anche altre espressioni del bello come la musica e la danza, per scoprirne inaspettate sinergie. Il confronto tra Occidente e Oriente, il sondare anche altre culture e religioni, arricchisce ancor più la visione globale e apre a un respiro davvero universale.

Continuando la disanima sulla “figura del Cristo”, quest’anno viene proposto un interessante e ricco viaggio tra i molteplici meandri, affascinanti e tormentati, del Rinascimento. Questo il motivo della scelta, come “logo”, dell’immagine della Disputa dell’Eucaristia (o Trionfo dell’Eucarestia) di Raffaello, conservato nella Stanza della Segnatura dei Musei Vaticani, che costituisce uno dei vertici espressivi più alti del pensiero rinascimentale. Chiude il corso un approfondimento, per una maggiore riscoperta e valorizzazione, della figura e della pittura di William Congdon, nel ventennale della sua morte: un artista contemporaneo che ha avuto il coraggio di confrontarsi col tema del “sacro” con una pittura essenziale nelle forme e nei colori, materica, graffiata e graffiante, voce di un tormento personale, ma anche eco di una umanità alla ricerca di Luce vera e di speranza certa.

Un’esperienza “nel bello” che proponiamo, come sempre agli studenti, ai catechisti, agli operatori pastorali, agli insegnanti di religione e di ogni materia, agli stessi sacerdoti e a tutti coloro che sanno e vogliono lasciarsi sedurre dal “Bello”.

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