12.03.2012

Tre giorni di un Papa a Milano: non solo un evento attesissimo, nel suo profilo ecclesiale, religioso, come pure civile e sociale, ma anche una presenza che, per molti motivi, si può a ragione definire “storica”.

Anzitutto per i 28 anni che ormai ci separano da quel 1984, quando fu l’oggi beato Giovanni Paolo II a vedere da vicino il Duomo, poi, per la durata della visita di Benedetto XVI dal pomeriggio di venerdì primo giugno alle 17.30 di domenica 3, che come ha detto annunciandola, il cardinale Scola, testimonia il «grande affetto del santo Padre e la sua speciale predilezione per la nostra Chiesa ambrosiana». E, ancora, perché la presenza del Papa in una diocesi italiana è, solitamente, più breve (qualche ora o un giorno). Ma, infine, perché Milano - e qui, appunto si entra nella storia - non ha visto nei secoli molti pontefici “solcare”, come si diceva un tempo, le vie della città.

Se notissime sono, naturalmente, le visite del 1983 e dell’anno successivo di Papa Wojtyla - la prima in occasione del XX Congresso eucaristico nazionale e la seconda per il IV centenario della morte di san Carlo -, non così è per il penultimo Papa che arrivò a Milano. Infatti, pochi sanno che occorre andare indietro nel tempo di secoli: per l’esattezza di oltre mezzo millennio, 566 anni, fino al 1418, quando Ottone Colonna, 206° successore di Pietro, varcò le porte del Ducato di Milano, governato allora dal tetro e misterioso Filippo Maria Visconti.

Milano, d’altra parte, per Papa Martino era solo la tappa di un lungo e lento viaggio verso Roma, dove arrivò nel settembre 1420, dopo aver lasciato Costanza nel maggio del 1418, alla chiusura del famoso Concilio. Una sorta di “giro d’Italia” (se si può dire così) che vedrà la corte papale toccare Torino, Pavia, appunto Milano, Mantova, Ferrara, Ravenna, Forlì, Firenze. In questo contesto, possiamo forse immaginare che la sosta milanese non fosse stata voluta per una particolare amicizia o vicinanza alla città in quanto tale (ben altro legame era quello del Colonna con il signore di Mantova Gianfrancesco Gonzaga o l’accoglienza che trovò a Firenze), tanto più che l’equilibrato e saggio Martino giunse nel Ducato Visconteo il 12 ottobre 1418, a un mese esatto dalla notte nella quale Filippo si era macchiato dell’infame tortura e decapitazione della moglie Beatrice, accusata a torto di adulterio, solo per liberarsene.

E, inoltre, anche il Papa veniva da momenti non facili, dopo essere stato eletto pontefice - proprio il giorno di San Martino del 1417 - da 23 cardinali e 30 delegati al Concilio di Costanza convocato per risolvere lo scisma che aveva visto regnare contemporaneamente addirittura tre Papi. Comunque sia, le cronache narrano dell’ingresso di Martino su una mula bianca, affiancato da Filippo Maria, cui facevano seguito, ben 12 cardinali, magistrati, dignitari, nobili arrivati dall’intero Ducato e, "folla immensa", giunta dal contado.

La prima tappa - e non poteva forse essere altrimenti - fu il Duomo, dove il Pontefice sostò in preghiera all’altare dell’antica basilica di santa Maria Maggiore, concedendo «sette anni e sette quarantene di indulgenza al popolo». E, difatti, la figura di Martino V, per la nostra città, è legata indissolubilmente alla «casa di tutti i milanesi». In ventiquattro ore, secondo Andrea Biglia, o in due giorni, secondo il Corio, dal 14 al 16 ottobre, presente Martino a Milano, per ordine del Duca (con una decisione fulminea, cui non era estranea una certa voglia di stupire il potente rappresentante della famiglia dei Colonna...) si demoliscono l’abside e la volta della vecchia basilica, spostando l’altare nel nuovo Duomo. Invitato a consacrare la Mensa eucaristica, cerimonia che equivaleva alla consacrazione del nuovo tempio, fu, come è ovvio, il Papa nella terza domenica di ottobre, festa della Dedicazione della Cattedrale, che cadeva in quel 1418, il giorno 16.

A memoria dell’evento e della sua visita rimane la bella statua gotico-lombarda datata 1424 di Jacopino da Tradate, che rappresenta Martino V benedicente, infissa nel retrocoro del Duomo, accanto all’ingresso della Sacrestia Capitolare. Mentre sita accanto alla Sacrestia Aquilonare, dalla parte opposta, dunque, del retrocoro, si trova, quella magnifica e modernissima di Paolo VI del Bodini, che da Milano a Roma, andò anche lui, da arcivescovo ambrosiano, divenendo sommo Pontefice.

E proprio di Papa Montini si disse che avrebbe fatto visita a Milano, per l’inaugurazione del Seminario di Corso Venezia restaurato, all’inizio degli Anni Settanta, cosa che però non accadde per motivi di sicurezza. Così come non tornò mai nell’amatissima città, un altro ambrosiano di nascita che da successore sulla Cattedra di Ambrogio e Carlo, fu poi successore di Pietro, Achille Ratti, Pio XI. Davvero, lungo i secoli, Ubi Petrus, ibi ecclesia mediolanensis.