2.04.2017

«Il clima per la visita del Papa è stato straordinario». Monsignor Bruno Marinoni, moderator Curiae e vicario episcopale per gli Affari generali, è visibilmente soddisfatto dall’esito della giornata del 25 marzo. Un risultato costruito su diversi elementi: «Il primo che vorrei sottolineare è il tipo di accoglienza che lui stesso ha trovato a Milano e al quale ha fatto riferimento, poi, nell’Angelus domenicale: un’accoglienza molto calda, capace d’interpretare i gesti significativi del Santo Padre. Aggiungerei poi un secondo aspetto: il sentirsi a casa da parte di papa Francesco, come egli ha ripetuto in ciascuno dei contesti nei quali si è recato. Ritengo che ciò abbia scaldato molto i cuori, ma ha anche fatto comprendere come la Chiesa milanese sia inserita nella Chiesa universale in maniera forte e determinante».

È soddisfatto anche della macchina organizzativa?
Sì. L’organizzazione è stata impeccabile, per la capacità delle persone che hanno lavorato bene insieme, e anche per lo stile di quanti hanno partecipato. Il clima che si è creato è stato preparato da lontano, ritenendo questo un momento di fede e di pellegrinaggio. Anche al Parco di Monza, dove ci sono stati disagi inevitabili quando si ritrova un milione di persone, tutto è stato vissuto con uno spirito tale che l’organizzazione, qualora fosse stata non perfetta, sarebbe stata supplita tranquillamente dallo stile delle persone.

A livello personale quale era uno snodo critico che temeva?
Il timore più grande è stato per i disabili raddoppiati nelle iscrizioni: da 1500 che prevedevamo in considerazione delle esperienze passate, se ne sono iscritti 3000, più 200-250 che sono arrivati all’ultimo momento. Tuttavia ho visto che, al netto di un primo momento di difficoltà, poi anche questo comparto è stato gestito al meglio.

Di che cosa è più orgoglioso?
Della relazione tra il centro e la periferia: è chiaro che la macchina organizzativa è importante per un evento di questo genere, però è sempre la relazione con la base, le parrocchie, i Rol e i volontari che “vince”, per la capillarità che caratterizza la Chiesa in generale e in modo particolare la nostra Chiesa ambrosiana.