20.01.2017

«Gioia» e «ansia» sono i sentimenti che accompagnano i giorni di attesa per l’arrivo a Linate di papa Francesco. «La comunità dell’Aviazione civile ha accolto la notizia con grandissima gioia, ma anche tanta ansia - assicura il cappellano don Fabrizio Martello -. Tuttavia siamo rodati dall’arrivo di papa Benedetto XVI nel 2012». Il desiderio è che, oltre alle autorità, la mattina del 25 marzo alle 8 ci sia un bel gruppo di persone ad accogliere il Pontefice, «anche se vuol dire arrivare qui alle 6 per via dei controlli». I dipendenti che riusciranno a esserci sono felici, meno i negozianti che non potranno abbandonare il loro posto di lavoro.

L’aeroporto milanese non è solo sono uno scalo di arrivi e partenze, «ma è una parrocchia di 8 mila abitanti - spiega don Martello -. Una realtà molto viva con una sessantina di dipendenti che ogni mercoledì partecipano alla Messa feriale». A dicembre il cappellano ha aperto anche il sito www.voladadio.it e con twitter @CappellaLinate comunica con i suoi «parrocchiani».

A chi è rivolto il servizio pastorale della cappellania?
Prevalentemente ai dipendenti, mentre il servizio ai passeggeri è qualcosa in più. La cappella infatti si trova in area pubblica, quindi accessibile a tutti. Abbiamo tre Messe: il sabato alle 18 la prefestiva; la domenica alle 11, frequentata da un centinaio di persone; il mercoledì alle 13. Facciamo Pastorale del lavoro e le attività di ogni parrocchia (tranne l’oratorio): corsi in preparazione al Battesimo e alla Cresima; a metà febbraio partirà il corso di preparazione al matrimonio (sono già iscritte cinque coppie), possono partecipare anche persone che abitano in zona, ma per celebrare i sacramenti devono essere dotati del tesserino aeroportuale o essere familiari diretti dei dipendenti. L’anno scorso abbiamo avviato anche i corsi di comunità.

Di che cosa si tratta?
Sono tre incontri all’anno che si tengono il sabato mattina per i dipendenti: è stata una bella scommessa perché lavorano già dal lunedì al venerdì e devono venire apposta. Mi sono meravigliato perché c’erano una sessantina di persone. Iniziamo alle 10 con la lectio divina, così come l’ha insegnata il cardinale Martini (lectio, meditatio, contemplatio, actio), poi un sano coffee-break offerto dalla cappellania. La seconda parte dell’incontro è di comunicazione nella fede, un’esperienza molto bella che crea gruppo. Alla fine celebriamo la Messa insieme, poi andiamo tutti a mangiare al self-service.

Proponete anche gesti di carità?
Ogni anno, in Quaresima e in Avvento, scegliamo progetti mirati per chi è meno fortunato di noi. Negli ultimi due anni l’attenzione è andata all’Opera San Francesco dei frati cappuccini a Milano, in particolare alla mensa dei poveri, perché il tema del cibo e della povertà in città ci tocca da vicino. Ringraziamo Dio di avere un lavoro, ma pensiamo a chi il cibo non ce l’ha. In Avvento abbiamo raccolto circa 3.700 euro che consegneremo a padre Maurizio Annoni e quando verrà a celebrare la Messa da noi ci racconterà come verranno utilizzati. Ci occupiamo anche di emergenze: dopo il terremoto del 24 agosto abbiamo raccolto fondi per Amatrice e li abbiamo inviati alla Caritas di Rieti per dare una mano. Quando due anni fa c’è stato il tifone nelle Filippine, abbiamo sostenuto Palo, perché l’aeroporto Tacloban è stato completamente alluvionato, comprese le case dei dipendenti: abbiamo contribuito per permetterne la ricostruzione e consentire loro di lavorare sereni. Invece con la Caritas internationalis abbiamo sostenuto un progetto in Nepal per fornire acqua potabile. Poi c’è la carità spicciola: come si fa nelle parrocchie, diamo una mano al dipendente che fatica ad arrivare a fine mese o a pagare una bolletta.

In aeroporto ci sono anche seri problemi di sicurezza...
Linate è diventato un luogo sensibile, con tutti i problemi legati al terrorismo: se qualcuno lascia un pacchetto incustodito, chiudono l’aeroporto. Mediamente ci sono due allarmi al giorno per bagagli abbandonati e questo crea grossi problemi, nell’intervallo di tempo che precede l’arrivo gli artificeri e durante il quale viene isolata l’area. C’è il problema dei senza fissa dimora (un’ottantina), ma cerchiamo di risolverlo per motivi di sicurezza oggettivi. Li aiutiamo a ritrovare un po’ di dignità, ma alcuni si rifiutano. Non diamo soldi, ma rispondiamo a un bisogno, così lanciamo anche un messaggio diverso. Se devono vestirsi, lavarsi, mangiare o hanno bisogno del medico o di farmaci li mandiamo all’Opera San Francesco. La presenza dei senza fissa dimora è tollerata: noi cerchiamo di mandarli nelle strutture, ma ci sono gli irriducibili... Nessuno però viene buttato fuori dalla polizia, perché fa freddo.