10.02.2017

Per la prima volta nella storia un Papa entra a San Vittore. Una notizia che ha colto tutti di sorpresa, ma che ora si traduce in «entusiasmo». «Il Papa viene per i detenuti e per il personale - dice la direttrice Gloria Manzelli -, quindi sia per chi è privato della libertà, ma anche per chi lavora con impegno e dedizione nell’Istituto penitenziario. Al di là degli aspetti organizzativi, siamo tutti molto, molto contenti, ma il termine giusto è emozionati. Il personale è entusiasta di incontrare il Papa, in particolare Francesco. Sarà un incontro di fede, dell’uomo che incontra l’uomo. Sono certa che andrà tutto bene».

Bergoglio incontrerà «il più elevato numero di detenuti», assicura Manzelli. Tuttavia in due ore di visita è difficile dare spazio a tutte le iniziative che si svolgono a San Vittore: «Tanti volontari che organizzano laboratori durante l’anno ci hanno chiesto di fare una piccola performance davanti al Santo Padre, ma non c’è il tempo». Comunque ciò che a San Vittore vogliono evitare è la formalità. «Lasceremo che le persone incontrino Francesco, senza il filtro dell’organizzazione, perché possa essere un incontro di anime, di persone», dice la direttrice. «Un po’ come avviene a San Pietro: il Papa va nella piazza e incontra i fedeli. Qui sarà la stessa cosa. Non vorremmo dare l’impressione di una differenza di approccio fra il cittadino libero che incontra il Santo Padre e il cittadino detenuto. Questo secondo me è il valore aggiunto».

In piazza Filangieri stanno già lavorando sodo perché la visita sia gestita al meglio. «Si darà prevalentemente spazio ai detenuti - spiega il cappellano don Marco Recalcati -, e poi a chi opera in carcere: polizia penitenziaria, educatori, figure professionali, sanitari, volontari...». Il Papa sarà accolto all’ingresso, poi passerà da alcuni raggi, andrà in «rotonda» dove incontrerà un centinaio di detenuti, mentre il pranzo, con altri cento commensali, si terrà al terzo reparto, disponendo i tavoli nel grande corridoio. «I piatti saranno preparati dalla “Libera Scuola di Cucina” con uno chef affiancato dai detenuti - dice il cappellano -. È previsto un menù meneghino (risotto e cotoletta) e si è scelto che quel giorno tutto il carcere abbia lo stesso menù per non creare privilegi all’interno».

L’ipotesi è che a tavola, vicino a papa Francesco, siano seduti alcuni detenuti dell’America Latina così da permettergli di parlare nella sua lingua. «Abbiamo chiesto, per quanto possibile, di non selezionare i detenuti - dice ancora don Recalcati -, ma che pur dietro le sbarre, da lontano o mentre passa in “rotonda”, tutti riescano a sentire le parole del Papa e a vederlo. Ci sarà anche una rappresentanza del volontariato a salutare il Papa, perché Francesco vuole incontrare chi è in carcere: detenuti, polizia, operatori e volontari, che sentiamo come figure ben coinvolte nel lavoro che si fa in carcere. Non sono ospiti, ma una parte importante di San Vittore».

Al di là dei tanti aspetti pratici, da alcune settimane i cappellani stanno preparando i detenuti dal punto di vista spirituale all’incontro col Papa il 25 marzo. «Ogni domenica durante le Messe leggiamo un brano e raccontiamo un episodio delle visite dei Papi nelle carceri: siamo partiti da Giovanni XXIII a Regina Coeli, poi Paolo VI, Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e infine le visite di Francesco in diversi istituti, non solo italiani, ma anche del mondo». Questi testi vengono utilizzati anche durante la settimana nei vari incontri di preghiera, recita del Rosario o momenti di carattere religioso, così da creare un dialogo con i carcerati in un tempo più lungo.

Intanto alcuni detenuti, di loro iniziativa, stanno preparando dei doni per Francesco: si va dalle classiche navi realizzate con gli stuzzicadenti e i fiammiferi, a un canto, uno scritto, una poesia... L’idea è che qualche detenuto in rappresentanza di tutti possa consegnare questi regali al Papa prima che lasci San Vittore e continui la sua visita milanese.