I preti in età avanzata non devono essere lasciati soli. È preciso dovere del Vescovo e di tutta la comunità cristiana predisporre un’accoglienza attenta, una premurosa sollecitudine e un farsi carico di tutte le provvidenze possibili per assicurare ai preti anziani serenità, vicinanza fraterna, condizioni per l’esercizio del ministero possibile.
Ritengo che sia doverosa per tutti i preti una particolare attenzione per i confratelli anziani, specie se provati dalla malattia: i preti giovani e adulti non hanno solo un dovere di fraterna cordialità verso i preti anziani, ma devono apprezzare la loro compagnia e quella condivisione di parole e silenzi, di preghiere ed esperienza che arricchiscono il ministero di tutti.
Quello che fanno molte comunità e molte persone per i preti anziani suscita ammirazione, così come la merita in modo speciale la Fondazione Opera Aiuto Fraterno con un servizio che tutti apprezzano per qualità e tempestività degli interventi. A tutti voglio esprimere qui la mia gratitudine a nome di tutto il presbiterio.
Le attenzioni della Chiesa diocesana e di ogni comunità cristiana nei confronti dei preti anziani dicono una convinzione profondamente cristiana sul valore della persona in quanto tale, in ogni momento e condizione di vita. Lo stile delle nostre attenzioni può essere dunque un messaggio e un richiamo di grande rilevanza sociale in un contesto in cui i limiti imposti dalla malattia o dall’età rischiano di essere sentiti più come un peso e un costo, che non come la doverosa attenzione a ogni persona, l’apprezzamento e la stima per la sua presenza, per il bene compiuto in passato e per il richiamo presente all’essenziale.
(Dall'omelia dell'Arcivescovo durante la Messa Crismale del Giovedì Santo 2010)