Un documento processuale diviene l'occasione per riflettere sui legami la storia sociale con la storia politica, la storia locale con la storia europea

Mirko Guardamiglio

Monastero

Dall’avvincente introduzione della Cremonini possiamo apprendere che: «L’idea […] nasce dal ritrovamento in archivio [storico diocesano di Milano] di un documento [1] probabilmente non eccezionale nella sua evoluzione interna, ma che, trascritto minuziosamente per intero dall’amica Anna M. Bardizza restituisce con una straordinaria freschezza la vita quotidiana nella Milano di metà Settecento, nel bel mezzo della Guerra di Successione austriaca alla fine della quale la società milanese conoscerà uno dei più rapidi e grandiosi cambiamenti della sua storia meno recente. Un manoscritto che parla di uomini, passioni e giustizia […]». [2] «Il 20 ottobre 1740 moriva a Vienna Carlo VI: due anni prima, nel 1738, egli aveva definitivamente abbandonato il “sogno spagnolo” e trasformato il Ducato di Milano in Lombardia austriaca, ovvero in provincia dell’Impero asburgico». [3] Per il nostro delitto «Siamo a Milano, metà XVIII secolo: un delitto, un monastero, una città; una piccola storia, drammatica come mille altre, si intreccia con gli eventi della “grande storia” […] Protagonista: un uomo così fragile e solo al punto da commettere un delitto tanto efferato quanto inutile. Attori comprimari: tante figure che agiscono intorno al protagonista. Persone dell’alta società, ricche, sapienti e potenti, ma anche molti personaggi, figure e figurine, che appartengono al popolo: povere, semplici, disarmate di fronte alla violenza delle passioni umane e spaventate dalla forza del potere e degli eventi della Storia. […] C’è un’intera città che si muove dietro e sotto questa vicenda. Con i suoi rumori, i suoi odori, la sua quotidianità, i suoi ritmi e le sue abitudini. Una vicenda che si svolge in un monastero, quello annesso alla Chiesa di Santa Maria della Passione oggi sede del Conservatorio, ma che tocca anche molti altri luoghi della città. Una storia comune che potrebbe forse portarci ad indulgere al gusto dell’aneddoto, per il pittoresco come chiave di lettura della modernità e che invece ci ha spinge a tentare di riconnettere la storia sociale con la storia politica, la storia locale con la storia europea, che non sta dietro le quinte, ma interviene pesantemente come appare con evidenza in ogni fase di questo processo». [4]

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[1] ADSMi, Foro criminale, Y 941.
[2] A.M. Bardazza – C. Cremonini, Delitto al Monastero. Storie ordinarie di giustizia e passione nella Milano di metà Settecento, EduCatt, Milano 2018, 5.
[3] A.M. Bardazza – C. Cremonini, Delitto al Monastero. Storie ordinarie di giustizia e passione nella Milano di metà Settecento, EduCatt, Milano 2018, 6.
[4] A.M. Bardazza – C. Cremonini, Delitto al Monastero. Storie ordinarie di giustizia e passione nella Milano di metà Settecento, EduCatt, Milano 2018, 5.

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