Attraverso lo studio del Carteggio Ufficiale si potrebbe ridar vita a scenari religioso-sociali di estrema vivacità e di estremo interesse

Fabrizio Pagani

carteggio

Il Sala nella sua presentazione dei fondi dell’Archivio Storico diocesano, a proposito del Carteggio Ufficiale scriveva: «Sotto la denominazione generica di Carteggio Ufficiale si comprende lo spoglio del Gabinetto degli Arcivescovi, ed il Carteggio dei Vicari Generali e Cancellieri. Comincia al 1535e viene fino ai nostri giorni, ma con immense lacune. Buona parte di quello riguardante il Pontificato di S. Carlo e dei suoi immediati Successori Gaspare Visconti, Federico Borromeo, Cesare Monti, Alfonso Litta, Federico Visconti, l’ho trovata già legata in volumi. Il Carteggio del Cardinale Pozzobonelli e di Filippo Visconti, interessantissimo quant’altri mai scoprii, quasi casualmente, nel 1854 nell’antica cucina dei Vicari Generali, ov’era dimenticato. Lo spoglio del Gabinetto provato del Cardinale Gaisruck mi fu consegnato dall’ora defunto Vicario Generale Monsignor Burocco […]».[1]

Il Carteggio Ufficiale è diviso in 577 cartelle di cui le prime 56 contengono 133 volumi di lettere e memoriali, mentre le altre contengono tutto materiale sciolto. Al Carteggio sono da aggiungere anche le circa 6.000 lettere che l’Archivio Storico diocesano conserva dell’episcopato Ferrari (il Carteggio Ferrari), le 4 cartelle del Carteggio Tosi e, infine, le circa 80.000 lettere del Carteggio Schuster. La ricchezza di questa sezione dell’Archivio è la testimonianza dell’«esercizio obbligatorio» dello scrivere che, dai tempi di Carlo Borromeo, rappresentava l’anello di congiunzione tra centro e periferia della Diocesi. E’ vero però che un gran numero di lettere è sparso in altri fondi, come ad esempio nei volumi delle Visiste Pastorali. La scrittura rappresentava la maniera più sicura per far arrivare anche nei punti più lontani dal centro della Diocesi le direttive delle autorità centrali, così come rappresentava anche la maniera di far giungere al centro della Diocesi tutte le istanze della periferia. Questa sezione dovrebbe rappresentare una «tappa obbligatoria» per chi si occupa della storia locale, ma purtroppo è ancora tutta da scoprire: la mancanza di un inventario sistematico impedisce una ricerca proficua delle fonti. «Quanto preziosi alla storia ed alle scienze canoniche, quanto utili a far conoscere i nostri Arcivescovi, quanto opportuni a formare abili Segretarii, ed a suggerire savii e prudenti consigli nel governo  della Diocesi, nel maneggio degli affari, nelle corrispondenze coi diversi Dicasteri, siano gli atti di questa sezione, non è d’uopo spiegarlo. Tra quelli del tempo di Pozzobonelli e di Filippo Visconti si riscontrano rapporti e memorie che si potrebbe dire veri trattatelli su diversi argomenti, lavorati con quella finezza ed amore che era pur naturale mettessero in corrispondere alla inchiesta del Superiore, quei distinti Ecclesiastici che venivano dagli Arcivescovi sunnominati incaricati di preparare consulte e studj su qualche più importante occorrenza»:[2] così il Sala giudica questa sezione dell’Archivio Storico diocesano. Lo studio approfondito del materiale presente nel Carteggio Ufficiale, particolarmente ricco per il Settecento e l’Ottocento (periodo peraltro poco rappresentato nel fondo Visite Pastorali) potrebbe offrire il materiale di ricerca su temi scarsamente conosciuti: «Attraverso la fonte in questione si potrebbe ridar vita a scenari religioso-sociali di estrema vivacità e di estremo interesse».[3] Ben più povero è il Carteggio per il periodo seicentesco: la scarsità dei documenti di questo secolo è un problema ricorrente in tutti gli archivi milanesi.

 

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[1] A. Sala, Documenti circa la vita e le gesta di S. Carlo Borromeo, Milano 1857, pp. LIII-LIV.

[2] Ibidem.

[3] B.M. Bosatra, Varese, castellanze e Sacro Monte nelle fonti documentarie dell’Archivio Storico diocesano di Milano, in Varese e la sua storia nelle fonti archivistiche, in «Quaderni di Lombardia Nord-Ovest» 1 (1997), pp. 87-98.

 

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