Ez 1, 13-28b; Sal 96; Gl 2,1-2; Mt 7, 21-29

«Non chiunque mi dice: “Signore, Signore”, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli». (Mt 7,21)

L’obbedienza non è oggi all’ordine del giorno nella cultura dominante. Obbedire, per i nostri contemporanei, ha una connotazione spesso negativa. Significa: sottomissione, schiavitù, dipendenza e anche immaturità. E così è lecito fare e provare tutto senza costrizioni. I giovani, essendo anche i più vulnerabili, si lasciano facilmente coinvolgere e trascinare in questa strada che per certi di loro diventa pe-ricolosa. Per Cristo, che fa sempre la volontà del Padre, l’obbedienza è: libertà, scelta matura, responsabilità condivisa e gioia. Anche se questa obbedienza l’ha portato fino ad accettare liberamente il supplizio e la morte di croce. Obbedienza per amore! Amore per il Padre, amore per noi.
Adoriamo e meditiamo, pensando al Figlio di Dio fatto uomo, che nel vangelo di Giovanni dice: “Da me, io non posso fare nulla. Giudico secondo quello che ascolto e il mio giudizio è giusto, perché non cerco la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato” (Gv 5,30).
Per fare la volontà del Padre abbiamo bisogno di sintonizzarci con Lui mediante l’ascolto e la preghiera, chiedendo l’aiuto allo Spirito Santo.

Preghiamo col Salmo

Il Signore regna: esulti la terra,
gioiscano le isole tutte.

Nubi e tenebre lo avvolgono,
giustizia e diritto sostengono il suo trono.

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